Arte e Imprese contemporanee

By Gian Paolo Lazzer & Giorgio Dariol

Il grande motore delle imprese significanti sta nella loro ragion d’essere. Parliamo di imprese che attraverso la loro azione vogliono migliorare il mondo e che per questo motivo sanno attrarre a sé le persone migliori, al di là delle pretese economiche. Sono imprese che hanno risposto in maniera chiara alla domanda perché esisto? e hanno fatto propri dei valori alti, al di fuori dei confini dell’impresa stessa e del mercato.

Lo scopo dell’impresa significante che ha risposto alla seconda domanda perché faccio impresa? deve ispirarsi alle sfere più alte del pensiero: la filosofia, la religione o l’arte per esempio. Focalizziamoci proprio su quest’ultima e sull’arte contemporanea in particolare. L’imprenditoria italiana, qui, potrebbe scoprire la sua ragion d’essere.

Ma l’arte contemporanea è in grado di ergersi a guida per l’impresa?

Per poter rispondere a questa domanda bisognerebbe prima interrogarsi sul concetto stesso di arte; si aprirebbe tuttavia un discorso privo di una risposta univoca o definitiva. È dunque necessario accettare ogni determinazione di arte e poi individuare quale dovrebbe diventare una guida per l’impresa.

Quale arte per le imprese significanti?

Come per le imprese, crediamo si possa fare un discorso simile anche per l’arte contemporanea.

Ogni giorno siamo tempestati da immagini: l’arte fatica a trovare una propria identità e allora spesso e volentieri gli artisti propongono quella che già Kandinskij, nel suo capolavoro Lo spritule nell’arte etichettava come “arte sterile”. Seguendo le sue parole essa non ha avvenire, in quanto è solo figlia del suo tempo ma non diventerà mai madre del futuro. Ha vita breve e muore moralmente nell’attimo in cui cambia l’atmosfera che l’ha prodotta. Quest’arte, come le imprese non significanti non può diventare una guida ed è anzi destinata a soccombere. È sempre Kandinskij a presentarci un ideale di arte, che consideriamo essere la determinazione che stavamo cercando; quella capace di porsi a guida delle imprese.

Di nuovo, un’arte che suscettibile di nuovi sviluppi, è radicata nella propria epoca, ma che non si limita ad esserne un’eco e un riflesso; possiede invece una stimolante forza profetica, capace di esercitare un’influenza ampia e profonda. In queste ultime parole sembra di leggere anche l’obbiettivo ultimo dell’impresa significante. L’impresa significante e l’arte contemporanea debbono necessariamente tendere a dei valori universali e quindi ad una mimesi che mira verso l’alto e non meramente verso il nuovo.

Perché arte e impresa in Italia?

La collaborazione tra menti creative e intuizioni imprenditoriali in Italia ha sempre prodotto valore e prodotti invidiati e imitati in tutto il mondo. Dal rinascimento fino agli anni del design made in Italy, il binomio arte-impresa ha sempre funzionato.
Per questo motivo siamo assolutamente convinti che artisti ed imprenditori abbiano ancora la possibilità di collaborare virtuosamente, tuttavia questo dovrà avvenire in maniera differente rispetto al passato al fine di rispondere ai bisogni di una società altrettanto diversa. Se ci concentriamo sul mondo delle imprese comprendiamo come il loro ruolo all’interno della società si sia necessariamente evoluto. L’opportunismo e la massimizzazione del profitto che hanno segnato parte della storia imprenditoriale italiana e soprattutto veneta, non trovano più riscontro in una

realtà in cui temi come la salvaguardia ambientale, l’inclusione e l’innovazione sociale sono al centro del dibattito pubblico. Viviamo in un’epoca in cui solo l’impresa significante ha ragione di sopravvivere. A questo punto bisognerà capire come arte ed impresa possano tornare alleati o, come in alcuni emblematici casi, essere la stessa cosa: Giotto non poté essere artista senza essere un accorto imprenditore, mangerdi una bottega, HRattento selezionatore delle migliori maestranze, scrupoloso ragioniere e gran, non ce ne voglia, uomo di mercato.

Come far rincontrare arte e impresa in Italia?

In questo sarà necessaria una reciproca apertura, e se è vero che l’arte ispirerà l’impresa quest’ultima farà vivere l’arte.

A questo proposito, troppo spesso in Italia si sottovaluta quanto i privati siano essenziali per la vita dell’arte contemporanea. Emblematico il caso di Milano, in cui Fondazione Prada ed Hangar Bicocca sono l’unico baluardo in una città in cui un museo pubblico per l’arte contemporanea non è mai stato realizzato. D’altronde, anche a Venezia è la fondazione dell’imprenditore francese Fraçois Pianult l’unica a proporre mostre di qualità internazionale.
La speranza è dunque di stimolare la nascita di nuovi imprenditori che sappiano essere mecenati e collezionisti. Degli Attori economici che sviluppino un gusto per il bello e quindi per il buono – kalòskai agathòs. È compito dei consulenti strategici portare questo tipo di gusto nelle imprese. È fondamentale l’intervento di una figura che agisca da ponte tra il mondo dell’imprenditoria e il mondo dell’arte, che ne limi le rispettive diffidenze e differenze.

Gian Paolo Lazzer

Giorgio Dariol